Il Cristo è disceso verso gli uomini in terra da sfere extraterrestri


Il corpo umano a poco a poco si è fatto talmente denso, le forze di morte sono diventate talmente vigorose nell’uomo, che egli ora può bensì sviluppare il suo intelletto e la sua libertà; ma questo è possibile solo in una vita che trapassi nella morte in modo ben distinto, in una vita in cui la morte segni un trapasso nettissimo, in una vita poi nella quale durante la coscienza di veglia sia cancellata la percezione dell’elemento animico eterno. Voi però potete accogliere nella vostra anima una determinata sapienza: col mistero del Golgota si è verificato nella mia propria natura (così diceva il divino maestro, il Cristo, ai suoi discepoli iniziati) qualcosa di cui voi potete colmarvi, purché siate capaci di innalzarvi fino alla conoscenza del fatto che il Cristo è disceso verso gli uomini in Terra da sfere extraterrestri; e che sulla Terra vi è qualcosa che non può essere compreso con strumenti terreni, ma solo con mezzi superiori a quelli terreni; che il mistero del Golgota va considerato come un evento divino inserito nella vita della Terra, un evento compiuto da un essere divino. Tutto ciò che si svolge sulla Terra può accrescere la vostra sapienza, ma non vi servirebbe a comprendere la morte; vi servirebbe solo se voi poteste, come gli uomini antichi, non interessarvi intensamente della morte. Poiché invece siete costretti a interessarvene intensamente, dovete accogliere nella vostra conoscenza una forza maggiore di ogni altra forza di conoscenza terrena, una forza capace di riconoscere che col mistero del Golgota è avvenuto qualcosa che ha spezzato ogni legge naturale terrena. Se siete capaci di accogliere nella vostra fede solo le leggi naturali della Terra, potrete bensì scorgere la morte, ma non potrete mai afferrarne il significato per la vita umana. Se invece riuscirete a sollevarvi fino a riconoscere che la Terra ha conseguito il proprio significato solo in quanto al punto centrale dell’evoluzione terrestre si è verificato, col mistero del Golgota, qualcosa di divino che non può venire compreso con mezzi di conoscenza terreni, allora preparerete una particolare forza di sapienza (e forza di sapienza equivale a forza di fede), una forza di sapienza che è fede (Pistis-Sofìà) . Poiché significa una gran forza nell’anima il poter dire: io credo, mediante la fede io conosco ciò che mai potrei credere, né conoscere con mezzi terreni. Questo rappresenta una forza più grande che l’attribuirsi solo la capacità di conoscere mediante i mezzi di conoscenza terreni. Anche se conseguisse tutta la scienza della Terra, sarebbe debole l’uomo capace di accogliere nella propria sapienza solo ciò che si può afferrare con mezzi terreni. Per ammettere che entro la vita della Terra viva qualcosa di sopraterreno occorre all’uomo un’attività interiore molto maggiore.

Nella contemplazione del mistero del Golgota si trova uno stimolo ad esplicare una tale attività interiore. Il Cristo risorto annunciò ai suoi primi discepoli in sempre nuovi modi questa dottrina: che un essere divino era passato per esperienze umane (poiché in precedenza gli dèi non avevano sperimentato nella loro sfera destini umani), congiungendosi attraverso quelle esperienze col destino della Terra. E questo annuncio esercitò un effetto poderoso. Cercate di rendervi conto, partendo dalle condizioni esistenti oggi, di quanto forte possa essere l’effetto di un annuncio come quello. A chi è capace di comprendere col proprio pensiero le esperienze fatte sulla Terra, ed anche quelle tratte dalle comuni concezioni religiose, si richiede di meno che non a chi voglia innalzarsi nella conoscenza fino ad afferrare il fatto che certe categorie di dèi non possedevano, prima del mistero del Golgota, una sapienza relativa alla nascita e alla morte e che se la conquistarono poi per il bene dell’umanità. Occorre una certa forza per immischiarsi — se così vogliamo esprimerci — nella sapienza divina. Certo, non occorre nessuna forza particolare per apprendere da un qualsiasi catechismo che Dio è onnisciente, onnipotente, e così via. Basta appiccicare a ogni cosa la particella “onni” ed ecco bell’e pronta la definizione del divino, nel modo però più nebuloso possibile! Oggi gli uomini non osano, per così dire, immischiarsi nella sapienza divina. Ma ciò deve avvenire. Ed è proprio sapienza divina quella che gli dèi si sono appropriata, facendo fare ad uno di loro l’esperienza della nascita e della morte umana. Proprio questa fu la cosa della massima importanza: il fatto che ciò venne affidato alla conoscenza dei primi discepoli. E altrettanto importante è quanto ne seguì, cioè il fatto che a quei discepoli fu comunicato: sì, nell’uomo visse un tempo la facoltà di riconoscere l’eternità dell’anima.


Queste conoscenze vere della natura eterna dell’anima umana non si possono mai conseguire mediante il sapere cerebrale, intellettuale, che si serve del cervello come strumento; né si possono conseguire realmente, se la natura non viene in aiuto con un tipo di sapere che è legato ad una particolare elaborazione del sistema ritmico dell’uomo. Con lo yoga si otteneva ancora molto, quando si era assistiti dall’antica chiaroveggenza istintiva, quando gli ultimi chiaroveggenti istintivi lo praticavano ancora. L’uomo orientale, l’indiano, al quale tanti occidentali oggi si volgono, raggiunge però, quando fa i suoi esercizi, solo una minima parte della vera conoscenza della natura eterna dell’anima umana. Per lo più egli vive in illusioni, per il fatto di avere qualche fugace esperienza, molto elementare del resto, e di interpretarla confusamente mediante nozioni ricavate dai suoi sacri libri. Ad un sapere reale, profondo dell’elemento divino dell’anima umana si può infatti giungere solo in due modi. O alla maniera in cui lo conseguiva l’umanità delle origini, oppure al modo in cui ora può nuovamente conseguirlo, molto più spiritualmente, l’uomo moderno; cioè mediante il sapere intuitivo, ovvero mediante quel sapere che si edifica sulla conoscenza immaginativa e su quella ispirativa, e che infine giunge a quella intuitiva.


Rudolf Steiner

O.O. 211 - Il Mistero Solare e il Mistero di Morte e Resurrezione

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