Il ritorno del Cristo nell'eterico

Certuni che vivono di concetti astratti, e non hanno una particolare propensione a interessarsi della vita spirituale nella sua realtà, parlano assai spesso, nel ragionare sul corso dell’evoluzione umana, del fatto che vi sarebbe stata in più punti un’epoca di passaggio. Lo studioso dello spirito non può essere così prodigo nell’uso dell’espressione «viviamo in un’epoca di passaggio». Chi realmente si dedica allo studio della vita spirituale deve sapere che ci sono queste epoche di passaggio, e ci sono quelle nelle quali il corso dell’evoluzione procede in modo più uniforme. In questo senso possiamo effettivamente dire di vivere in un’epoca di passaggio spirituale. Alcune delle cose che vi accadono costituiranno l’oggetto della nostra riflessione di oggi.


Ogni evoluzione, che sia quella dell’individuo fra nascita e morte o quella dei pianeti, ha sempre in sé diverse correnti; non procede in linea retta. Già nella vita individuale dobbiamo distinguere due correnti. La prima, possiamo trovarla già nell’educazione del fanciullo. Di queste cose ho scritto nel volumetto su L'educazione del bambino dal punto di vista della scienza dello spirito nonché nella seconda parte della Scienza occulta or ora pubblicata. L’uomo sperimenta in effetti più nascite. La nascita fìsica in primo luogo. Qui nasce solo quello che chiamiamo corpo fìsico. In precedenza esso era avvolto dall’involucro fisico materno. Questo primo stato dura fino al settimo anno. Fino a quel momento il corpo fisico è circondato dall’involucro eterico. Da allora, fin pressappoco alla maturità sessuale, l’uomo si libera anche da questo involucro, poi nasce il corpo astrale. Con il ventunesimo anno nasce l’io. Se prendiamo in esame quest’evoluzione, possiamo dire che essa si attua in tutti gli uomini secondo determinate leggi. A tale proposito si possono seguire certe regole che sono indicate nel breve scritto citato sull’educazione del bambino dal punto di vista della scienza dello spirito, ed è salutare che vengano seguite. A tutto questo però si aggiunge ciò che per ogni uomo è individuale, ossia una corrente interiore che si muove parallelamente alla prima. La seconda corrente procede nella prima. Questa seconda corrente include in sé tutto quanto deriva da vite antecedenti, da esperienze proprie di ognuno. La differenza fra la corrente evolutiva esteriore e quella interiore è riconoscibile in ogni uomo, specie negli uomini con significative qualità caratteriali.


Petòfi* è un poeta ungherese. I suoi compatrioti vedevano in lui qualcosa di assolutamente speciale. La sua indole ungherese si esprime nelle poesie liriche. Si apprende da queste liriche che cosa siano volontà, sentimento e pensiero magiari. Studiandolo più da vicino, si scopre che non si chiamava in realtà Petòfi, ma il padre era serbo e la madre croata. Non v’era in lui nulla di magiaro. Questo suo non essere ungherese era un portato dell’evoluzione esteriore. Poi vi era l’evoluzione interiore, che rispecchiava il portato di vite antecedenti: ungherese per essenza.


Un altro esempio è il pittore tedesco Asmus Carstens. Questi era spinto a dipingere da un impulso irrefrenabile. Chi abbia occasione di seguirne la vicenda dirà: «È la vicenda di un uomo che proprio non può dipingere». Ma la sua individualità è nei suoi dipinti. Volle imparare a dipingere presso un famoso pittore, ma, quando il pittore usciva, doveva fare il vetturino. Non volle farlo, e andò via. Quindi fece l’apprendista da un vinaio, e si trovò a lavare le botti. Poi si recò a Copenhagen. Lì non fu accettato all’Accademia: era considerato troppo vecchio. Egli, così, non ha imparato a dipingere, non aveva alcun senso dei colori, eppure ciò che ha creato è divenuto qualcosa di importante per la storia dell’arte.


Ecco dunque un esempio dei casi in cui v’è questo particolare impulso derivante da vite antecedenti, che non è sostenuto però dall’evoluzione esteriore. Di questi risultati della ricerca spirituale dobbiamo valerci nella vita, se la vogliamo affrontare nella maniera giusta, altrimenti la vita stessa potrebbe fornirci la prova che abbiamo trascurato qualcosa. Per esempio: una individualità entra nella vita. È predestinata a compiere certe cose. Noi però trascuriamo di sviluppare correttamente i suoi corpi per mezzo dell’educazione. Nel diciassettesimo o diciottesimo anno — anno critico — appare che gli involucri non sono correttamente sviluppati: non il corpo astrale con le inclinazioni e i desideri, non il corpo eterico con relative attitudini e abitudini. Quindi l’evoluzione esteriore e quella interiore non si accordano. In casi più lievi accade poi che gli uomini perdano il loro equilibrio interiore; ma può anche subentrare un totale sconvolgimento della vita animica. Quando, negli anni critici, subentrano fatti simili, la cosa non va attribuita ad altro che al mancato armonizzarsi delle diverse correnti. All’io umano dobbiamo apportare concetti e comprensione per la vita: abitudini per il corpo eterico, concetti per il corpo astrale. Ciò che proviene dalla vita precedente deve svilupparsi liberamente. Nella grande evoluzione dell’umanità possiamo vedere come le due correnti evolutive entrino l’una nell’altra. Le anime che sono incarnate qui e ora erano precedentemente incarnate in altre epoche: greco-latina, egizia, persiana, indiana. Diverso era il mondo quando le nostre anime ammiravano le maestose piramidi. Se la Terra fosse sempre la stessa, le incarnazioni non avrebbero scopo alcuno. Esse hanno senso in quanto avviene sempre qualcosa di nuovo. Ora, potrebbe darsi che una o due o tre vite non siano state convenientemente utilizzate, nell’epoca, per esempio, egizio-babilonese. Ci si sarebbe lasciato sfuggire, con ciò, qualcosa di irrecuperabile. L’evoluzione interiore si protrae lungo la vita esteriore, lungo ciò che possiamo imparare dalla vita esteriore. Dunque, anche qui può subentrare una disarmonia fra evoluzione esteriore ed evoluzione interiore. Qualcuno potrebbe dire: «È un che di sconfortante quello che ci stai illustrando; potrebbe darsi che ci siamo lasciati sfuggire qualcosa che non potremo mai recuperare. Solamente la scienza dello spirito ci spiega queste cose, e ormai non possiamo più rimettervi mano». Ma non è così. Fino a ora, gli uomini non sono stati assolutamente in grado di scegliere o di tralasciare alcunché liberamente, autonomamente. Solo adesso comincia l’epoca nella quale le anime possono lasciarsi sfuggire qualcosa. Solo adesso, perciò, giunge la scienza dello spirito, affinché gli uomini sappiano che cosa possono lasciarsi sfuggire, e vedano come ricada su loro stessi la colpa quando si lasciano sfuggire qualcosa. La scienza dello spirito viene fatta conoscere adesso perché adesso l’umanità ne ha bisogno. L’anima umana, quanto alle sue facoltà, non è sempre stata quella che è oggi. In passato gli uomini possedevano un’antica, crepuscolare chiaroveggenza. Gli stati vigili, in epoche lontane, non erano così sviluppati come lo sono oggi. Gli oggetti erano circondati da un’aura eterica. L’uomo viveva, fra veglia e sonno, nei mondi spirituali, e lì si trovava sotto esseri divino-spirituali. Allora, l’uomo sapeva dell’esistenza di mondi spirituali non solo per averlo udito, ma per esperienza. Quanto più risaliamo indietro, tanto più vediamo l’uomo immerso in questo mondo spirituale. Poi, le porte del mondo spirituale a poco a poco si chiusero davanti a lui. Si possono datare con una certa esattezza questi fatti. Un proverbio dice che la natura non fa salti. È assai superficiale e inappropriato questo proverbio. Nel passaggio da una foglia verde al fiore v’è un salto, e così è dappertutto. Così come possiamo stabilire esattamente quando v’è questo salto dalla foglia verde al fiore, così è possibile stabilire il momento in cui la chiaroveggenza si è estinta. Naturalmente il processo è stato graduale, ma, facendo una media, essa si è estinta in un determinato momento. Lo possiamo fissare nel 3101 avanti Cristo. Gli uomini, allora, hanno abbandonato la loro antica chiaroveggenza. Prima di questo momento, continuava a esistere una chiaroveggenza crepuscolare, quale ricordo di una chiaroveggenza ancor più antica.


Nell’epoca antecedente gli uomini vedevano in effetti nel mondo spirituale con chiarezza. E vi era stata un’epoca, prima ancora, in cui essi vedevano il mondo fisico come un qualcosa di sommamente insignificante. Era, questa, l’Età dell’oro. A essa è seguita l’Età dell’argento, nella quale gli uomini guardavano ancora entro i mondi spirituali. Poi, è venuta quella del ferro, nella quale gli uomini serbavano un ricordo dell’antica chiaroveggenza, e dopo di essa - a cominciare dal 3101 -l’età più vicina, la nostra età, nella quale le porte del mondo spirituale si sono chiuse. La prima età è il Krita Yuga, l’Età dell’oro; la seconda il Treta Yuga, quella dell’argento; la terza il Dvapara Yuga, quella del ferro; la quarta il Kali Yuga, chiamato anche Età oscura, che ha inizio nel 3101 avanti Cristo. Troviamo necessariamente entro l’Età oscura quel che non avrebbe mai potuto essere altrove: troviamo, tremila anni dopo l’inizio di questa età, l’evento del Golgota. L’umanità non poteva più ascendere agli dèi. Doveva, perciò, discendere un dio.


Erano, quelle del Cristo Gesù, vicende che si possono narrare con parole terrene. Prima, quando gli iniziati ascendevano al mondo spirituale bisognava descrivere la cosa con parole spirituali. Ora non erano più comprensibili. Poiché questo dio ha vissuto una vita umana, di lui si poteva parlare con parole terrene. Anche quella di allora era un’epoca di passaggio. Per significarlo, non potevano esservi parole più chiare di queste: «Mutate la disposizione della vostra anima, poiché il regno dei cieli si è avvicinato a voi». La comprensione, la relazione con il regno del cielo, l’io può trovarle solo in se stesso. Il senso è: ciò non potete più trovarlo al di là del vostro io terreno, poiché invece si è avvicinato il cielo al vostro io. Lo stesso senso hanno le parole: «Beati i mendicati di spirito».* Prima, lo spirito veniva donato agli uomini. Essi ora sono divenuti poveri. Ora possono trovare lo spirito solo nel proprio io. E infantile dire che il Cristo o Giovanni Battista abbiano annunciato un regno che sarebbe ritornato dopo mille anni. Il senso di quel messaggio era solo che noi saremmo entrati nel regno attraverso il nostro proprio io. Questa epoca particolare oggi si ripresenta. Potrebbe darsi che la si lasci passare dormendo. Lo storico latino Tacito narra dei cristiani considerandoli non qualcosa di significativo, ma solo una nuova setta. Correva voce a Roma che in una remota località esistesse una nuova setta, a capo della quale vi sarebbe stato un certo Gesù. Tanto può venire misconosciuto un fatto essenziale! Così come quell’epoca è stata un’importante epoca di passaggio, così noi ci troviamo adesso in un’epoca di passaggio, non di tale assoluta importanza, forse, ma pur sempre importante. L’umanità consegue facoltà nuove. Queste facoltà devono essere usate per poter sempre più trovare il Cristo. Nel 1899 il Kali Yuga ha concluso il suo corso. Nuove forze si preparano nell’uomo, non sono però semplicemente quelle che si possono acquisire, come è scritto nella Scienza occulta, con il tirocinio occulto. Avverrà nei prossimi decenni che alcuni affermino di vedere gli uomini in modo veramente del tutto diverso dal solito. A costoro la scienza non basterà più. Gli uomini giungeranno per gradi a vedere il corpo eterico. Alcuni presentiranno, prediranno questo e quest’altro, certi nessi e così via. Ciò avverrà a poco a poco. Ora, due cose possono accadere. Supponiamo che non vi fosse mai stata un’antroposofia in grado, come afferma, di spiegare questi fatti. Gli uomini, allora, direbbero: «Sono folli coloro che vedono simili cose», e li metterebbero nei manicomi. Oppure, può essere che l’antroposofia abbia fortuna e trovi accesso al cuore degli uomini. Abbiamo così nuovamente due correnti evolutive: le facoltà or ora descritte si sviluppano nella corrente esteriore dell’umanità; la nostra individualità si deve però adeguare a queste facoltà. Gli io umani devono imparare a comprendere che cosa sia propriamente ciò che vi si sviluppa. Non è detto affatto che quel che l’antroposofia annuncia ora profeticamente venga anche creduto e seguito. E se poi ciò che era stato profetizzato non si realizzasse, si direbbe: «Guardate bene, erano fantasticherie». Ma allora, e questo la gente però non lo comprende, vorrebbe dire che l’evoluzione ha preso una strada che non avrebbe dovuto prendere. Allora, l’umanità finirebbe con l’inaridirsi e col paralizzarsi. Il Cristo è vissuto in un corpo fisico una volta sola. Se un tempo, in epoca precristiana, un uomo era capace di vedere entro i mondi spirituali, gli veniva detto: «Esiste pure qualcosa, un essere spirituale, che oggi ancora non è visibile, ma verrà un tempo in cui lo si potrà vedere, e poi verrà un tempo in cui questo grande spirito vivrà nel corpo fisico».


È vissuto in Palestina un uomo che era a conoscenza di queste cose, ma non riconosceva il Cristo. Quando però, con la chiaroveggenza, egli ha conosciuto il Cristo nel corpo eterico, ha riconosciuto allora che s’era adempiuto ciò che sapeva sarebbe dovuto avvenire. Ha saputo che il Cristo viveva. Questo è stato l’evento di Damasco. È sempre possibile, per la coscienza chiaroveggente, vedere il Cristo nel suo corpo eterico. Allorché avrà inizio l’ulteriore evoluzione dell’umanità di cui si è detto, gli uomini sperimenteranno l’evento di Damasco. Le nuove facoltà si manifestano con la fine del Kali Yuga. E la facoltà di sperimentare l’evento di Damasco si manifesterà negli anni fra il 1930 e il 1940. E, se davanti a un tale momento non si rimarrà ciechi, si potrà parlare di un avvento del Cristo. Questo è ciò che nelle scuole occulte viene chiamato il ritorno del Cristo. Si aprirà quindi un’epoca che durerà 2500 anni. Sempre più gli uomini vivranno un’ascesa verso il Cristo sorretti dalla concezione antroposofica. Nella prima metà del ventesimo secolo il ritorno del Cristo potrà cominciare a realizzarsi. Il cristianesimo, da questo, trarrà maggiore profondità e ulteriori sviluppi. Proprio come una volta, si può dire anche oggi: «Mutate la disposizione della vostra anima, affinché possiate trovare il regno dei cieli che si avvicina!» Che questo tempo non passi rimanendo ignorato: di ciò bisogna preoccuparsi. Anche per coloro che fra oggi e allora saranno passati attraverso la morte fisica l’azione del Cristo sarà operante. Per chi morirà intorno al 1920 sarà possibile comprendere, nel devacian, i fatti che in quel tempo accadranno qui, ma solo se avrà acquisito nella vita terrena la capacità di comprenderli, solo se vi si sarà preparato. Quel che si è detto adesso verrà più volte ripetuto nei prossimi dieci anni, perché questo tempo non passi rimanendo inutilizzato. Devono prestarvi ascolto anche coloro che sono talmente immersi nel materialismo da riuscire a pensare soltanto che il Cristo possa riapparire unicamente nel corpo fisico. Sorgeranno, intorno alla metà del ventesimo secolo, dei falsi messia, che agli uomini diranno di essere il Cristo. E starà alla vera antroposofia sapere che non lo sono, che si tratta solamente, qui, dell’ingerenza di idee materialistiche. Così, per gli antroposofi, è importante sapere che la vita non può essere se non nello spirito. Noi viviamo, possiamo dirlo, in una importante epoca di passaggio. Rapidi scorrono i tempi. Il Kali Yuga è durato cinquemila anni. L’epoca seguente ne durerà duemilacinquecento. È l’incontro con il Cristo, ora, quello che ci attende nell’immediato futuro. E non sarà la discesa del Cristo all’umanità, ma l’ascesa dell’umanità al Cristo.



Rudolf Steiner O.O. 118 - L'evento della comparsa del Cristo nel mondo eterico

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