Impulsi interiori nella vita umana


...vogliamo ora confrontare queste considerazioni con quelle da me svolte qui all’inizio dell’anno corrente, che trattavano di un certo graduale « ringiovanimento » dell’intero genere umano *.


Avevo allora mostrato che in tempi antichi (sempre però nell’epoca postatlantica) l’uomo sperimentava fino a un’età avanzata la dipendenza del suo sviluppo animico dalla sfera corporea, dipendenza che oggi si manifesta solo negli anni della sua prima giovinezza.


Dissi allora che durante la civiltà paleo-indiana l’uomo, fino ad oltre i cinquant'anni, dipendeva dalla propria natura fisica (o cosiddetta fisica) nella misura in cui oggi ne dipende solo nei suoi primi anni. In questi primi anni l'uomo ora dipende effettivamente in alto grado dal proprio sviluppo fisico: sappiamo quale importante svolta segni nello sviluppo fisico il periodo della seconda dentizione, e più tardi la pubertà. Nei primi anni della vita constatiamo dunque un'evidente correlazione fra lo sviluppo animico e quello corporeo.


Nelle età successive questo poi scompare. Invece nelle civiltà più antiche dell'epoca postatlantica le cose erano diverse. La possibilità di conseguire una saggezza naturale, dovuta semplicemente al fatto di essere uomini, la possibilità di raggiungere quella saggezza che era tanto venerata presso gli Indiani più antichi, presso i Persiani più antichi, era dovuta a che allora dopo il ventesimo anno l'uomo non diventava come adesso, un essere compiuto e finito, non più dipendente dalla sua organizzazione fisica.


Oggi, all’uomo adulto l’organizzazione fisica non dà più nulla: nei tempi antichi non era così. Allora l'organizzazione fisica stessa riforniva di saggezza le anime fin oltre i cinquant'anni di età. Anche nella seconda metà della vita si aveva la possibilità di ricavare, senza alcun particolare sviluppo occulto, dallo sviluppo corporeo in modo elementare un certo grado di saggezza e di maturità della volontà. Era una cosa molto importante, nei tempi dell’antica India o della Persia più antica, e perfino ancora nel periodo egizio-caldaico, che a un giovinetto o ad una fanciulla si potesse dire: quando diventerai vecchio, per questo solo fatto ti verrà largito qualcosa che arricchirà la tua vita, qualcosa che è dovuto semplicemente al tuo sviluppo durante la vita e fino alla morte.


Alla vecchiaia si guardava con reverenza, perché si sapeva che con la vecchiaia veniva ad operare nella vita qualcosa che da giovani non si poteva ancora sapere né volere. Questo conferiva a tutta la vita sociale una certa struttura che venne a cessare solo nel periodo greco-latino, quando quella facoltà regredì fin verso la metà della vita umana. Nella civiltà paleo-indiana l'uomo era capace di sviluppo fin dopo la cinquantina; in seguito, l'età del genere umano andò per così dire ringiovanendo, vale a dire che quella facoltà di sviluppo regredì fino agli ultimi anni della quarantina nel periodo persiano, e rimase operante solo fino ai trentacinque-quarantadue anni nel periodo egizio-caldaico.


Durante il periodo greco-latino l'uomo rimase suscettibile di sviluppo solo fino al ventottesimo-trentacinquesimo anno di età. Nel tempo in cui si compì il mistero del Golgota l’uomo era appunto capace di svilupparsi solo fino all’età di trentatre anni. Questo è uno dei prodigi che si scoprono nella storia dell’evoluzione dell'umanità: che l'età del Cristo Gesù morente sul Golgota coincideva con quella alla quale era ormai regredita la facoltà di sviluppo degli uomini. Ho ricordato altra volta anche che l'umanità diventa per così dire sempre più giovane, cioè rimane capace di svilupparsi fino a un’età sempre inferiore.


Oggi questo limite è sceso a ventisette anni, ed è molto significativo che qualcuno possa entrare nella vita pubblica a ventisette anni, disponendo quindi solamente di quanto può avere accolto dal mondo esterno prima di quel momento. In questo senso la personalità di Lloyd George * è rappresentativa del nostro tempo, in quanto aveva iniziato la sua carriera di uomo politico proprio all'età di ventisette anni. È un fatto dal quale derivano molte conseguenze, e lo possiamo trovare registrato nella biografia di Lloyd George. Sono però proprio queste considerazioni a permettere di conoscere intimamente le condizioni esistenti nel mondo.


Qual è ora il risultato più importante dell'accostamento tra questo fenomeno del continuo « ringiovanire » dell’umanità, e le considerazioni che abbiamo svolte proprio in questi giorni sull'idea del Natale? Si è detto che nella fase attuale dell’evoluzione, dopo il mistero del Golgota, vige la caratteristica che, raggiunta l’età di circa trent'anni, gli uomini non possono più conseguire nulla grazie alle forze naturali del loro organismo. Se non fosse sopravvenuto il mistero del Golgota, si avrebbe in certo senso l’impressione di vivere veramente solo fino all’età di trentadue o trentatre anni. Fino a quel punto l’organismo ci dà la possibilità di vivere; dopo si potrebbe anche morire! Infatti non possiamo più ricavare nulla per il nostro sviluppo animico grazie al decorso naturale dell'esistenza, agli eventi naturali elementari. Questo dovremmo dirci, se non fosse avvenuto il mistero del Golgota. In quel caso la Terra sarebbe piena dei lamenti della gente sull’inutilità della vita dopo il trentatreesimo anno di età! Fino a quel punto è possibile che l'organismo ci dia ancora qualcosa. Da quel punto in avanti potremmo anche essere morti; è quasi come se ci muovessimo sulla faccia della Terra come dei cadaveri viventi. Questo sarebbe il sentimento di molti, se non si fosse compiuto il mistero del Golgota.


Ma il mistero del Golgota deve anche venir messo a frutto.


Non basta accoglierlo inconsciamente, come si fa per lo più, ma bisogna invece accoglierlo coscientemente. Se lo si accoglierà con coscienza, esso consentirà agli uomini di rimanere giovanilmente freschi fino a un'età avanzata; si può conservare salute e freschezza, se lo si accoglie coscientemente nel giusto modo. Di questa azione benefica del mistero del Golgota per la nostra vita si potrà anche acquistare coscienza, e questo è importante.


Il mistero del Golgota può dunque venir considerato come qualcosa di molto attivo entro il corso della nostra vita terrena. Ho detto poco fa che gli uomini hanno la massima disposizione alla fraternità verso il mezzo della loro vita terrena, intorno al trentatreesimo anno; senonché essi non sviluppano sempre la fraternità. Adesso ho accennato alla ragione di questo fatto: quelli che non la sviluppano, o nei quali la fraternità è insufficiente, sono scarsamente permeati dall'impulso del Cristo. Siccome verso la metà della vita oggi l'uomo in un certo senso muore, per quanto concerne le forze naturali, egli non è in grado di sviluppare adeguatamente l'istinto della fraternità, e soprattutto l’impulso alla libertà, a meno che non desti in se stesso dei pensieri derivati direttamente dall’impulso dato dal Cristo. Questo impulso è quindi lo stimolatore diretto alla fraternità; se ad esso ci si rivolge si è permeati dell’impulso del Cristo nella misura in cui si sente la necessità della fraternità.


Quanto all'impulso alla libertà, l’uomo non potrebbe da solo giungere a svilupparne tutta la forza, durante la parte restante della sua vita terrena (in avvenire le condizioni saranno diverse). Subentra però nel nostro sviluppo umano sulla Terra ciò che si è effuso dalla morte del Cristo Gesù e che si è congiunto con l'evoluzione terrestre dell’umanità. Perciò Cristo è anche essenzialmente la guida dell’umanità attuale verso la libertà. Noi diventiamo liberi in Cristo se comprendiamo il suo impulso in modo da penetrare a fondo nel fatto che il Cristo non ha potuto vivere nel corpo fisico più a lungo del trentatreesimo anno. Ipotizzando che egli fosse vissuto più a lungo, egli avrebbe raggiunto in un corpo umano l'età in cui, nell'attuale periodo evolutivo della Terra, il corpo è destinato a perire. In quel caso Egli, proprio in quanto Cristo, avrebbe accolto quelle forze di morte. Se avesse raggiunto i quaranta anni, egli avrebbe fatto nel corpo l'esperienza delle forze di morte, ma egli non poteva voler fare quell’esperienza, bensì soltanto quella delle forze capaci di mantenere giovane l’uomo, cioè fino al trentatreesimo anno. Fino a quel punto, fin verso il mezzo della vita umana egli agisce stimolando la fraternità; affida poi quello che deve essere alla portata della forza umana allo spirito, allo Spirito Santo che egli fa fluire entro l'evoluzione dell’umanità.


Grazie allo Spirito Santo, allo Spirito risanatore, l'uomo si sviluppa verso la libertà nella seconda metà della sua vita. Ecco il modo in cui l'impulso del Cristo si inserisce concretamente nella vita dell’uomo. E' questa intima compenetrazione dell’uomo col principio-Cristo il nuovo pensiero natalizio che dovrebbe essere accolto dalla conoscenza umana. Bisogna sapere che l’uomo proviene dal mondo spirituale, dotato di eguaglianza: essa gli è data al momento della sua nascita, ed è in certo modo proveniente da Dio-Padre. In seguito poi possono penetrare nel giusto modo entro l’evoluzione dell’umanità la fraternità, con l'aiuto del Figlio, e l'impulso verso la libertà grazie al Cristo congiunto con lo Spirito.

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Dornach, 25 dicembre 1918


Rudolf Steiner O.O. 187 - Come ritrovare il Cristo?

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