La tripartizione dell'entità umana in relazione con le incarnazioni



Se torniamo pertanto a considerare in modo approfon­dito il capo, l’uomo del tronco, l’uomo delle membra, pos­siamo dire invero che uomo, nel senso più proprio, lo è solo l’uomo del tronco. Ed è questi perciò colui nel quale è stato insufflato dagli Elohim il soffio vitale. È l’uomo in quanto essere che respira.

Dunque l’uomo in senso proprio, l’uomo terreno, è quello del tronco. Mentre in realtà l’uomo della testa, in quanto conformazione fisica, non è qualcosa di completamente umano. Non si può dire che la testa dell’uomo sia qualcosa di umano in tutto e per tutto. La testa dell’uomo ha veramente in sé molto di arimanico. Essa in sostanza è articolata come è articolata per il fatto che vi si ritrovano precisamente determinati principi formativi i quali risalgono ancora all’antico Sole, e dunque a quelli che sono i residui del secondo stadio terrestre (Saturno, Sole). Il nostro capo, con tutta la sua complicata formazione, non sarebbe quello che è se non avesse cominciato a formarsi nei tempi remotissimi dell’antico Sole.

Neppure l'uomo delle membra è l’uomo in assoluto; piuttosto, egli ha in sé molto di luciferico, e i suoi principi formativi in realtà non sono ancora principi formativi compiuti, ma giungeranno al loro pieno compimento solo allorché la Terra sarà entrata nello stadio di Venere, allorché dunque io stadio di Giove sarà già stato, e passerà in quello di Venere. I principi formativi che oggi, vorrei dire, danno ancora forma a quest’ombra di essere che è l’uomo delle estremità, a questa terza natura umana, agiranno allora con tutta la loro intensità, con la loro vera forma: quando ci sarà l’epoca di Venere. Quindi l’uomo precorre ciò che sarà presente solo nell’epoca di Venere, e oggi gli dà forma incompiuta, germinale, gli impedisce di superare la fase germinale.


Questa la situazione dal punto di vista cosmico. Considerata sotto l’aspetto cosmico, dunque, la nostra conformazione è tale per cui nel nostro capo in certo modo replichiamo per quanto possibile l’antica epoca del Sole, nel nostro torace portiamo il divenire della Terra, e in quanto siamo uomini delle estremità portiamo in noi i germi del divenire di Venere. Questo dal punto di vista cosmico.


Dal punto di vista umano le cose sono un po’ diverse. Qui dobbiamo guardare all’individualità umana, a come questa individualità umana passa da incarnazione a incarnazione. Qui dobbiamo dire: il capo che portiamo oggi, in questa incarnazione, è affine, come abbiamo già visto, alla nostra incarnazione precedente; quello che ora portiamo in noi come uomo del torace, è affine in modo esclusivo alla nostra incarnazione attuale; e quello che portiamo in noi come uomo delle estremità, diventerà capo nell’incarnazione successiva, è già affine alla prossima incarnazione.


Questo è di fondamentale importanza: così come l’impronta negativa della fisionomia, con la sua staticità, con i suoi tratti fermi e ben profilati, è rivelatrice rispetto a quanto è già successo nell’incarnazione precedente, egualmente quel che si riuscisse a registrare del modo in cui agiscono braccia, mani, gambe, piedi, sarebbe straordinariamente istruttivo rispetto a quanto l’uomo compirà nell’incarnazione successiva.


Il vostro capo sogna continuamente. E mentre vi è ben noto il modo della vostra cognizione del mondo esterno, di fatto sognate in continuazione sotto la soglia della coscienza, nella subcoscienza. E ciò che sognate lì, questo sognare che è attivo nel capo, se poteste pienamente afferrarlo, se poteste travasarlo interamente nella coscienza, vi fornirebbe un quadro, un quadro preciso ed esauriente, della vostra precedente incarnazione.


Mentre ciò che apparteneva alla precedente incarnazione lo abbiamo nella coscienza del nostro capo a livello subcosciente e in forma onirica, in sogni molto profondi, ciò che si è svolto nell’intervallo di tempo trascorso dalla precedente incarnazione fino all’attuale nascita lo abbiamo nei sogni della cassa toracica. E nei sogni che hanno sede più verso le parti inferiori della cassa toracica abbiamo una robusta coscienza di quel che accadrà fra la nostra prossima morte e la nostra prossima esistenza terrena.

Ciò che si trova fra la nostra ultima morte terrena e il nostro prossimo concepimento terreno, che escluda oppure includa quanto sperimentiamo attualmente fra nascita e morte, si rivela a questa subcoscienza dell’uomo mediano.


La coscienza dell’incarnazione precedente ha sede nel capo. In tutti gli organi che servono prevalentemente all’espirazione agisce una forte coscienza della vita trascorsa fra l’incarnazione precedente e quella attuale. In tutte le funzioni che servono prevalentemente all’inspirazione agisce una coscienza di ciò che va dall’incarnazione attuale alla prossima incarnazione terrena. E nell’uomo delle membra, in tutti i reconditi processi dell’uomo delle membra, agisce una coscienza della prossima incarnazione che rimane a livello decisamente subcosciente.



Rudolf Steiner

O.O. 183 - Il Divenire dell'Uomo

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