Oblio e memoria: quando l'educazione aiuta a dimenticare... e guarire!


Affronteremo oggi uno di quegli argomenti che, esaminati alla luce della scienza dello spirito, ci mostrano come le cognizioni che ricaviamo dalla concezione antroposofica del mondo siano utili a spiegarci la vita, intesa nel suo senso più ampio.


Una parola che racchiude ad esempio molti enigmi è la parola “oblio”. Il significato del termine è a tutti noto: indica il contrario di ciò che designiamo come ricordo di una data rappresentazione, di un dato pensiero, di un’impressione.


Ora, alla soluzione di un problema come questo, a una soluzione che sia realmente fruttuosa, si può arrivare soltanto prendendo le mosse dai fatti della vita occulta. Noi sappiamo in effetti che c’è un nesso fra la memoria, il ricordo, e quello che definiamo corpo eterico dell’uomo. Possiamo quindi presupporre che anche il contrario della memoria, se così vogliamo chiamarlo, il contrario del ricordo, ossia l’oblio, abbia un nesso con il corpo eterico.


Abbiamo un solo modo per arrivare a spiegarci l’oblio, ed è quello di mettere in chiaro il significato del suo contrario, il senso e l’essenza della memoria.


L’ininterrotto ripetersi delle componenti di un essere vivente è dovuto al corpo eterico, che mira infatti a riprodurre sempre la stessa cosa. Proprio per questo nella vira esiste ciò che chiamiamo riproduzione, vale a dire produzione del proprio simile. Essa poggia essenzialmente su un’attività del corpo eterico. Tutto ciò che nasce dalla ripetizione, nell’uomo e così pure nell’animale, va ricondotto al principio eterico.


Se però la pianta si ferma a un certo punto della sua crescita verso l’alto, se il fiore ci si presenta come una sintesi di tutto il suo sviluppo, questo dipende dal fatto che l’astralità della Terra interviene nella crescita della pianta sovrapponendovi- si dall'esterno.

Abbiamo dunque a che fare con il corpo eterico, che è il principio della ripetizione. Per riuscire a cogliere la differenza fra il corpo eterico vegetale e quello dell’uomo, che accanto alle proprietà del corpo eterico vegetale possiede anche la capacità di sviluppare la memoria, dobbiamo chiarire in che cosa differiscano, generalmente parlando, la pianta e l’uomo. Immaginate dunque di piantare un seme nella terra; da questo seme nascerà dopo qualche tempo una determinata pianta.

Dovrete allora concluderne che, in un certo modo, la natura del seme determina immancabilmente la forma che la pianta assumerà nel suo sviluppo. Ora, è così anche nell’uomo? Senza dubbio: fino a un certo punto è così, ma solo fino a un certo punto. Quando dall’embrione nasce un uomo, vediamo che anch’egli, entro determinati limiti, è condizionato nella propria evoluzione.

Ma questo non va oltre un certo limite, che è il limite della natura, sia fisica, sia eterica, sia anche astrale. Nelle abitudini e nelle passioni di un bambino si potranno rilevare parecchi aspetti, destinati a rimanere gli stessi per tutta la vita, che richiamano per così dire le passioni e gli istinti dei suoi antenati. Se però l’uomo fosse chiuso nei limiti di uno sviluppo predeterminato, come nel caso della pianta, non esisterebbe assolutamente nulla di simile all’educazione, all’evoluzione delle facoltà animiche e spirituali.

l fagiolo si sviluppa comunque dal seme, non ha bisogno di una particolare educazione. Questo rientra nella sua natura. Le piante non possiamo educarle, mentre possiamo educare l’uomo. Possiamo trasmettergli qualcosa, possiamo istillarglielo, mentre nella pianta non possiamo istillare alcunché di analogo. Per quale ragione? La ragione sta in ciò, che il corpo eterico della pianta risponde comunque a un determinato criterio interno, un criterio chiuso, che si esplica di seme in seme e ha un suo ambito preciso, oltre il quale non è possibile andare. Nel corpo eterico dell’uomo le cose sono diverse. Sono tali per cui, oltre alla componente impiegata ai fini della crescita, di quello stesso sviluppo chiuso entro dati limiti che l’uomo ha in comune con la pianta, nel suo corpo eterico c’è per così dire anche un’altra componente, che si presenta libera, che non ha fondamentalmente alcun impiego, se non quando, attraverso l’educazione, noi apportiamo all’uomo contenuti di ogni sorta, se non quando introduciamo nell’anima umana tutti quei contenuti che la componente libera del corpo eterico, per l’appunto, viene poi elaborando.


Questa parte del corpo eterico l’uomo la tiene per sé; non la impiega ai fini della crescita, del proprio naturale sviluppo organico, ma la custodisce in sé come componente libera, mediante la quale può assimilare le rappresentazioni che entrano in lui attraverso l’educazione. L’uomo, peraltro, assimila rappresentazioni solo in quanto abbia prima ricevuto delle impressioni.

Per ricevere delle impressioni, infatti, serve il corpo astrale. Mentre, per conservarle, perché non svaniscano un’altra volta, è necessario il corpo eterico. Per serbare anche il più piccolo ricordo, il ricordo apparentemente più insignificante, è già necessaria l’attività del corpo eterico. Per cogliere qualche cosa con lo sguardo occorre il corpo astrale; per serbarne la rappresentazione c’è bisogno del corpo eterico.

Ciò che è stato impresso nell’uomo mediante l’educazione, ciò ch’è stato quindi incorporato nel suo corpo eterico, interviene progressivamente, con l’avanzare dell’età — più che non in gioventù —, nell’intera vita del corpo umano, anche interiormente.

La componente libera del corpo eterico, resa energica dalla molteplicità di impressioni che ha ricevuto, fa sentire i suoi effetti, interviene con il suo dinamismo interiore nel processo di guarigione.

Nell'uomo dunque, come vedete, il corpo eterico è completamente diverso da quello della semplice pianta. Alla pianta manca la componente libera del corpo eterico, quella che permette all’uomo di continuare a evolversi. E anzi, il fatto che l'uomo disponga di questa componente libera del corpo eterico è alla base, in sostanza, di tutta quanta l’evoluzione umana.

Ora, farebbe subito uno strano effetto dover pensare che tutto quanto ci ha lasciato un’impressione sin da quando eravamo fanciulli sia continuamente presente, ogni giorno della vita, dalla mattina alla sera.

Tutti quanti abbiamo dimenticato non solo un’infinità di cose vissute nell'infanzia, ma anche molto di quello che ci è successo un anno fa, e di certo anche qualcosa che può esserci capitato ieri. Che una rappresentazione sia svanita dalla memoria, che la abbiamo “dimenticata”, non significa d’altra parte che sia scomparsa del tutto dalla nostra entità, dall’insieme del nostro organismo spirituale.

A che cosa si dedica questa rappresentazione che abbiamo detto esser stata dimenticata? Il suo è un compito importantissimo. Solo quando è dimenticata, infatti, essa prende a lavorare come si deve a quella componente libera del corpo eterico che vi ho descritto, rendendola utile all’uomo. È come se la rappresentazione fosse assimilata solo a partire da questo momento. Finché l’uomo se ne serve come di un mezzo per apprendere qualcosa, essa non lavora interiormente all’organizzazione della componente libera del corpo eterico, con il suo libero dinamismo. Comincia a lavorarvi nel momento in cui viene sommersa dall’oblio.

Quindi, le rappresentazioni dimenticate hanno per noi un’importanza assolutamente essenziale. Una pianta non può dimenticare. Naturalmente, non può nemmeno ricevere impressioni. Ma non potrebbe in ogni caso dimenticare, per il semplice fatto che il corpo eterico della pianta viene sfruttato fino in fondo per la sua crescita, senza che ne rimanga inutilizzata neppure una parte.


Dovunque esista qualcosa che è destinato a svilupparsi, non sostenerne lo sviluppo significa ostacolarlo. Non deve rimanere nulla di inassimilabile, nulla che non possa venire inglobato. Con le impressioni spirituali è lo stesso.

l fatto di non riuscire proprio a dimenticare certe cose è estremamente dannoso per la salute interiore di un uomo.

Quel che possiamo affermare riguardo alle minime contingenze della vita di ogni giorno si applica anche ai rapporti etico-morali. Anche ciò che potremmo definire l’effetto benefico derivante da un carattere non astioso si basa in realtà su quello che abbiamo detto. Quando serbiamo rancore, la salute ne soffre.


Per l’uomo, l’oblio non è un semplice difetto, ma qualcosa che rientra fra i maggiori benefìci della vita. Se l’uomo sviluppasse solo la memoria, e se tutto ciò che gli provoca un’impressione permanesse nella memoria, il suo corpo eterico avrebbe sì un carico sempre maggiore, si arricchirebbe sempre più di contenuto, ma, nello stesso tempo, interiormente si inaridirebbe sempre di più.

Rudolf Steiner

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