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I sei esercizi del discepolo sulla via dell'iniziazione

Aggiornato il: 21 nov 2020


PRIMO ESERCIZIO


La prima condizione è l’acquisizione di un pensare perfetta mente chiaro. A tale scopo, sia pure per breve tempo, anche solo per cinque minuti ogni giorno (meglio ancora se per più tempo), ci si deve rendere liberi dal confuso vagare dei pensieri. Bisogna diventare padroni del proprio mondo di pensiero. Non se ne è padroni se le condizioni esterne, lavoro, tradizione, relazioni socia li, persino l’appartenenza a un certo popolo, l’ora del giorno, o i doveri da compiere, determinano un nostro pensiero e il modo in cui si sviluppa. Occorre dunque nel tempo accennato, poter svuotare completamente l’anima, per libera volontà, dal corso diuturno e consueto dei pensieri, e di propria iniziativa porre un pensiero al centro dell’anima. Non bisogna credere che debba essere un pensiero elevato o interessante.


Ciò che va raggiunto sul piano occulto si consegue persino meglio, se da principio ci sforziamo di scegliere il pensiero meno interessante e meno significativo possibile. Viene così più stimolata la forza autonomamente attiva del pensare, ed è questo che importa, mentre un pensiero interessante, al contrario, trascinerebbe di per sé la mente. È meglio dunque che questa condizione del controllo dei pensieri venga attuata scegliendo come oggetto uno spillo, piuttosto che Napoleone. Ci si dice: “Partirò da questo pensiero e, per mia iniziativa interiore, vi aggiungerò tutto quanto può esservi oggettivamente connesso.” Alla fine del tempo prefissato, il pensiero deve stare dinanzi all’anima ancora altrettanto colorito e vivido quanto al principio. Si faccia questo esercizio giorno dopo giorno, almeno per un mese; ogni giorno ci si può proporre un nuovo pensiero, ma si può anche mantenere lo stesso soggetto per parecchi giorni. Alla fine dell’esercizio, si cerchi di portare a piena consapevolezza l’interiore sentimento di solidità e di sicurezza che si potrà presto notare con sottile attenzione alla propria anima. Si concluda l’esercizio, pensando al proprio capo e alla linea mediana della schiena (cervelletto - midollo spinale), come se si volesse riversare quel sentimento in questa parte del corpo.



SECONDO ESERCIZIO


Dopo essersi esercitati così per un mese, ci si ponga una seconda regola. Si cerchi di immaginare un’azione qualsiasi che di certo non si compirebbe secondo le abitudini fino ad allora consolidate nella vita. Si trasformi questa azione in un dovere quotidiano. Sarà bene scegliere un’azione che possa essere compiuta ogni giorno per il più lungo tempo possibile. Anche qui sarà meglio se per cominciare sceglieremo un’azione insignificante alla quale ci si debba in qualche modo costringere. Per esempio, ci si prefigga di innaffiare ogni giorno, a una determinata ora, un fio re acquistato a quello scopo. Dopo qualche tempo, una seconda azione vada ad aggiungersi alla prima, e poi una terza e così via, finché lo si riesca a fare rispettando gli altri doveri giornalieri. An che questo esercizio deve durare un mese. Per quanto sia possibile, anche in questo secondo mese occorre praticare il primo esercizio, sebbene non vada più considerato un dovere esclusivo, come nel primo mese. Tuttavia, il primo esercizio non deve essere abbandonato, altrimenti si noterà come i frutti del primo mese vadano ben presto perduti, e come ricominci il vecchio andamento dei pensieri non controllati. Si deve fare molta attenzione che i frutti una volta acquisiti non vadano più perduti. Quando, mediante questo secondo esercizio, si sia realizzata un’azione di propria iniziativa, con sottile attenzione si diverrà coscienti nel l’anima di un sentimento di interiore impulso all’attività; tale sentimento va riversato per così dire nel proprio corpo, facendolo fluire dalla testa fino al cuore.



TERZO ESERCIZIO


Nel terzo mese, si porrà al centro della vita un nuovo esercizio, mirante ad educare a un certo equilibrio rispetto alle oscillazioni tra piacere e sofferenza, tra gioia e dolore. Il “lanciarsi con gioia verso il cielo, turbati sino alla morte”* deve essere consapevolmente sostituito da una equilibrata disposizione dell’anima. Si badi a non farsi trascinare da una gioia, o abbattere da un dolore, a non farsi trasportare all’ira o alla collera smisurata da alcuna esperienza, a non farsi riempire d’angoscia o di paura da nessuna attesa, che nessuna situazione ci sconvolga, e così via. Non si tema che questo esercizio renda aridi o apatici. Si noterà invece come al posto dei vecchi sentimenti sorgano qualità dell’anima maggiormente purificate; grazie a una sottile attenzione, si potrà un giorno avvertire in sé una quiete interiore. Come nei due casi precedenti, si riversi questo sentimento nel corpo, facendolo irradia re dal cuore alle mani, poi ai piedi e infine alla testa. Non lo si potrà ovviamente fare ogni volta, poiché in fondo non si ha a che fare con un singolo esercizio, ma con una continua attenzione alla propria vita interiore dell’anima. Almeno una volta al giorno si dovrà richiamare davanti all’anima questa quiete interiore, e poi intraprendere l’esercizio per farla fluire dal cuore. Con gli esercizi del primo e del secondo mese, ci si comporti come con quelli del primo nel secondo.


QUARTO ESERCIZIO


Nel quarto mese si deve intraprendere un nuovo esercizio, quello della cosiddetta positività che consiste nel cercare ciò che vi è di buono, di eccellente, di bello, in tutte le esperienze, le entità, le cose. Questa qualità dell’anima è descritta nel modo migliore da una leggenda persiana sul Cristo Gesù secondo la qua le, mentre era in cammino in compagnia dei suoi discepoli, vide sul ciglio della strada un cane morto, in avanzato stato di putre fazione. Tutti i discepoli distolsero lo sguardo da quella vista ripugnante, solo il Cristo si fermò, pensoso, considerò il cane e disse: “Che denti meravigliosi ha questa bestia!” Dove gli altri ave vano veduto solo l’aspetto ripugnante, repellente, egli cercò il bello.*


Così il discepolo deve mirare a cercare l’aspetto positivo in ogni manifestazione e in ogni essere. Ben presto avrà modo di os servare che anche dietro una brutta veste vi è del bello nascosto, che dietro il volto di un delinquente vi è nascosto del buono, che nella maschera di un pazzo si cela in qualche modo l’anima divina.

Questo esercizio è connesso con quel che si chiama astenersi dalla critica. Ciò non significa che si debba dire nero il bianco e bianco il nero. Vi è però differenza fra un giudizio che nasce unicamente dalla propria persona, secondo simpatie o antipatie del tutto personali, e un modo di vedere che si rivolge con amore al fenomeno sconosciuto o all’essere estraneo, chiedendosi ogni volta: “Come mai costui è giunto a essere e ad agire così?” Un tale atteggiamento giunge da solo ad adoprarsi per aiutare chi è imperfetto, invece di limitarsi a criticarlo e a biasimarlo. Né qui è valida l’obiezione che le condizioni di vita di molti esigono che essi esercitino biasimo o emettano giudizi, perché allora bisogna de durre che queste condizioni sono tali da impedire all’interessato una corretta educazione esoterica. Esistono in realtà condizioni di vita tali da rendere in larga misura impossibile un’educazione esoterica. In tal caso, non si dovrebbe pretendere con impazienza di compiere a tutti i costi progressi che possono essere conseguiti in effetti solo a determinate condizioni.

Chi per un mese di seguito s’indirizza coscientemente in tutte le proprie esperienze verso il positivo, osserverà a poco a poco che nella sua interiorità si insinua una sensazione come se tutta la sua pelle divenisse permeabile da ogni parte, come se la sua ani ma si aprisse ampiamente a tutti i processi sottili e occulti dell’ambiente che prima sfuggivano del tutto alla sua attenzione. Si tratta proprio di combattere la mancanza di attenzione che vi è in ognuno rispetto a tali manifestazioni sottili. Quando si sarà osservato che il sentimento descritto si manifesta nell’anima come una specie di beatitudine, con il pensiero si cerchi di dirigere questo sentimento verso il cuore, per farlo da lì fluire negli occhi e poi nello spazio davanti e attorno alla persona. Si noterà che si ottiene così un intimo rapporto con questo spazio. Si cresce per così dire al di là di se stessi. Si impara inoltre a considerare una parte del proprio ambiente come qualcosa che ci appartiene. È necessaria molta concentrazione per questo esercizio e soprattutto riconoscere che ogni elemento tumultuoso, passionale, saturo di emotività, agisce in modo del tutto distruttivo su questa disposizione d’animo. Per la ripetizione degli esercizi dei primi mesi, ci si at tenga alle indicazioni date per i mesi precedenti.


QUINTO ESERCIZIO


Nel quinto mese si cerchi poi di educare in se stessi l’attitudine a porsi senza pregiudizi di fronte a ogni nuova esperienza. Il discepolo deve affrancarsi del tutto dal comune atteggiamento di chi dice, per ogni cosa appena vista o udita: “Non l’ho mai udita, non l’ho mai vista, non ci credo, è un’illusione!” Egli deve essere pronto ad affrontare in ogni momento un’esperienza completamente nuova. Ciò che fino ad ora ha considerato conforme alle regole, ciò che fino a oggi sembrava possibile, non deve costituire un vin colo per l’accoglimento di una nuova verità. È espresso in forma estrema, ma è assolutamente giusto che se qualcuno avvicina un discepolo dell’esoterismo e gli dice: “Sai, il campanile della chiesa XY da questa notte è del tutto inclinato”, il discepolo deve lasciar aperto uno spiraglio alla possibilità di credere che la sua conoscenza delle leggi naturali possa ancora essere ampliata grazie a tale fatto in apparenza inaudito. Chi nel quinto mese diriga la propria attenzione ad acquisire questa disposizione, noterà che gli si insinua nell’anima una sensazione, come se qualcosa diventasse vivente nello spazio di cui si è parlato a proposito dell’esercizio del quarto mese: come se in esso qualcosa si destasse. Questo senti mento è molto fine e sottile. Si deve cercare di cogliere con attenzione questo sottile vibrare nell’ambiente, e di farlo fluire attraverso tutti i cinque sensi, in particolare attraverso gli occhi, le orecchie, la pelle, in quanto essa contiene il senso del calore.


A questo stadio dell’evoluzione esoterica, si presti minore attenzione alle impressioni inviateci dai sensi inferiori, del gusto, dell’odorato e del tatto. Non è ancora possibile a questo livello di stinguere a sufficienza i numerosi cattivi influssi che si mescolano a quelli buoni che pure esistono in questo campo. Il discepolo rimandi perciò la cosa a un livello successivo.


SESTO ESERCIZIO


Nel sesto mese si deve tentare di intraprendere sistematicamente l’esecuzione di tutti e cinque gli esercizi, in regolare alternanza. Si formerà così a poco a poco un armonioso equilibrio del l’anima. Si noterà ad esempio come la scontentezza e l’insofferenza verso il manifestarsi e l’essere del mondo spariscano del tutto, per lasciare posto a una disposizione conciliante verso tutte le esperienze. Non si tratta di indifferenza, ma di una nuova facoltà che ci rende capaci di lavorare nel mondo, migliorando e progredendo. Si schiude all’anima una calma comprensione di cose che prima le erano del tutto celate. Anche il modo di camminare e i gesti mutano sotto l’influsso di questi esercizi, e un giorno si noterà che persino la propria calligrafia ha assunto un nuovo carattere. Si può dire allora di essere in procinto di raggiungere il primo gradino del sentiero verso l’ascesi.

Vanno ancora ricordate due cose: la prima è che i sei esercizi hanno il potere di paralizzare l’effetto dannoso che possono avere altri esercizi occulti, in modo che rimanga soltanto ciò che è benefico. La seconda è che essi soltanto assicurano veramente l’esito positivo del lavoro di meditazione e di concentrazione. Per il discepolo non è sufficiente neppure la pura e semplice, anche se coscienziosa, osservanza della morale corrente, poiché essa può essere molto egoistica, quando ci si dica: “Voglio essere buono per essere considerato buono”.


Il discepolo non fa il bene per essere considerato buono, bensì perché riconosce per gradi che solo il bene fa progredire l’evoluzione, mentre invece ciò che è malvagio, brutto o sconsiderato pone grandi ostacoli sulla via dell’evoluzione.

Rudolf Steiner

O.O. 245 - Indicazioni per una Scuola Esoterica

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