Un giudizio sviluppato direttamente con l’intelletto è come un fiore strappato dalle sue radici!

Aggiornato il: mar 18


Si potrebbe dire che il massimo e più importante problema dell’educazione sia portare a poco a poco i bambini a sviluppare giustamente in sé gli impulsi morali. Però, non li offriamo loro enunciando dei precetti, dicendo: tu devi fare così, così deve essere, e questo è bene; facendo cioè appello al loro intelletto per dimostrare che una cosa deve essere così ed è bene. Oppure dicendo loro che qualcosa è brutto, è male e non va fatto, dimostrando appunto che è male. Deve prima destarsi l’atteggiamento con il quale l’uomo si pone intellettualmente nei confronti del bene del male, nei confronti di tutto l’ordine morale del mondo. Questo atteggiamento si desta solo quando con la pubertà il sistema ritmico ha in sostanza svolto il suo compito nell’intero sviluppo umano, quando l’intelletto è maturo e si è sviluppato appieno. Si presentano nell’essere umano solo allora i giusti impulsi morali con le necessarie forze, quando, nel raggiunto stato di maturità, sperimenta l’interiore soddisfazione di poter egli stesso formare un giudizio morale riguardo all’esistenza.


Il problema non è quindi quello di trasmettere giudizi morali, ma di far sì che si formino i germi di forze morali proprie. Il giudizio morale non va iniettato nel bambino, ma il terreno va preparato affinché, quando con la pubertà esso si sveglia alla piena capacità di giudizio, osservando la vita possa formare da sé il giudizio morale. Non ci si riesce trasmettendogli precetti definiti; ci si arriva invece con l’esempio, o proponendogli esempi da imitare. Si descrivano perciò personaggi che furono o che sono buoni, o comunque immagini di persone costruite con la fantasia per illustrare il bene. Così vive nel bambino il sistema ritmico nella sua comprensione del bene. Il bambino fa esperienze nel muoversi dei sentimenti, che in modo sottile continuando a vibrare nel sistema ritmico.


Procedendo in modo diverso da come è stato esposto, non si sveglia la moralità, ma in età matura si potrà solo avere un ricordo astratto di un precetto morale valido per altri. Si dà invece al bambino una giusta preparazione, durante il periodo ritmico della sua vita, facendo sì che esteticamente gli piaccia il bene e gli dispiaccia il male; nel sentire estetico vi è infatti il germe dal quale deve svilupparsi l’intelletto. Un giudizio sviluppato direttamente con l’intelletto è come un fiore che è stato strappato dalle sue radici.


Se per l’arte dell’insegnamento e dell’educazione va anzitutto cercata la conoscenza dell’essere umano, per la vita pratica il punto è vedere quale atteggiamento, quale condizione animica abbia l’insegnante, l’educatore; se abbia cioè una concezione del mondo radicata nella vita spirituale. Essa, se la si è conquistata seriamente, non rimane soltanto un sistema di pensieri ma viene accompagnata da un atteggiamento adeguato.

L’umanità attuale sa solo in minima misura dare una risposta alle interiori questioni di destino che affliggono l’anima e che si formano osservando il mondo. Quando ci si sente a ragione infelici, vi è ancor sempre la possibilità di osservare qualcosa nel cosmo per trovare un pareggio alla propria infelicità. Tutto ciò dipende dal trovare nel giusto momento nella propria anima qualcosa che porti a quel pareggio. Un interiore nesso col mondo spirituale può sempre aiutare a trovarlo, mentre non lo può una concezione del mondo solo indirizzata al mondo dei sensi. L’uomo del presente però non è forte abbastanza da cercare conforto nella visione del cosmo, quando si sente abbattuto da faccende personali. Perché? Perché oggi egli ha poca opportunità nella propria educazione e nel proprio sviluppo di formare in sé ciò che si potrebbe chiamare senso di riconoscenza per quel che lo spirito del cosmo ha dato all’uomo.

Rudolf Steiner

O.O. 305 - Le Forze Animico-Spirituali alla Base della Pedagogia

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